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  LO STATO E IL VELO INTEGRALE DIVIETO INUTILE E INOPPORTUNO
LO STATO E IL VELO INTEGRALE DIVIETO INUTILE E INOPPORTUNO
La Redazione Tuesday 02 February 2010

Sergio Romano, sul Corriere, risponde ad una lettera sulla questione del velo:

Nelle democrazie le leggi che limitano le libere scelte di un individuo dovrebbero essere fatte soltanto quando un problema di sicurezza diventa quantitativamente rilevante. Siamo davvero sicuri che esista, in Francia e in Italia, una questione del velo integrale? In una corrispondenza da Parigi per il Corriere, Massimo Nava scrive che le donne interamente velate sarebbero in Francia 2000. In Italia, sulla base della mia personale esperienza (a Milano non ne ho vista nemmeno una) siamo probabilmente nell' ordine di poche centinaia. È necessario adottare una legge per un fenomeno marginale a cui è possibile fare fronte con le norme sull' ordine pubblico? È meglio vietare il velo integrale o fare un decreto che precisi quali siano le circostanze in cui la polizia può chiedere a una donna di toglierlo per essere identificata? Nella sua lunga lettera, che ho dovuto purtroppo abbreviare, lei sostiene, come altri lettori, che il trattamento riservato agli stranieri in molti Paesi arabo-musulmani è molto più restrittivo. Può darsi. Ma la reciprocità si applica soprattutto nelle questioni commerciali, finanziarie e più generalmente economiche, non in materia di diritti umani. Noi abbiamo i nostri criteri, validi per chiunque metta piede in Italia, e dovremmo andarne fieri. Esiste poi il problema delle ricadute di un eventuale divieto del velo integrale. Avrà l' effetto di rendere le donne musulmane più libere o piuttosto quello d' imprigionarle nelle loro case? Per lei, mi sembra di capire, il quesito è ozioso e irrilevante. Per me, no. Quando adotta una legge, lo Stato deve chiedersi quali possano essere i suoi effetti collaterali. Una studiosa dell' università di Milano, Marilisa D' Amico, ha scritto recentemente che «il velo integrale islamico (...) è indossato dalle donne, non dagli uomini. (...) La preoccupazione, allora, è che esso nasconda una forma di discriminazione delle donne. In ultima analisi, questo è l' aspetto più delicato del divieto, che merita di essere meditato: ovvero che esso si traduca, in concreto, in una forma di emarginazione delle donne islamiche, le quali, se vorranno tener fede alla loro concezione religiosa, saranno costrette ad abbandonare una volta per tutte gli spazi pubblici per essere del tutto relegate nello spazio privato». Credo che Marilisa D' Amico abbia ragione e mi auguro che il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna tenga conto di queste considerazioni.


Commento: non siamo d'accordo con quanto sostiene sergio Romano. Innanzitutto, se la reciprocità si applica solo a materie economiche e pertanto dovremmo andare fieri dei nostri valori sui diritti umani senza chiederne la reciprocità, allora che si abbia il coraggio didire che, da questo punto di vista, Noi siamo meglio di Loro, cosa che Romano si guarda bene dal fare. Inoltre, il cambiamento può anche essere "indotto" attraverso una norma: se vivono qui devono valere i nostri valori di riferimento. senza dimenticare poi che il velo integrale non è un precetto di per sè squisitamente religioso, ma viene utilizzato per marcare l'identità culturale-politica.

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