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  Vietare il burqa non aiuta a liberare le donne
Vietare il burqa non aiuta a liberare le donne
dall'Unità
La Redazione Wednesday 03 February 2010

di Vittoria Franco, senatrice PD

Burqa e niqab sono “contrari ai valori della Repubblica”. Così si legge nel documento
della commissione parlamentare francese che ha suggerito di vietare alle donne di indossarli
nei luoghi e nei servizi pubblici. Da noi hanno applaudito soprattutto esponenti della Lega e pochi altri, compresa la ministra Carfagna che è partita all’attacco nel nomedella liberazione delle donne. La questione può essere letta da vari punti di vista e portare
a conclusioni diverse. Per questo credo che anche negli ambienti più laici e liberali la questione meriti una riflessione approfondita.
Primo punto fermo per me è che il burqa è una prigione,una forma violenta di sopraffazione maschile, un modo per annientare la personalità della donna, per farla scomparire, nasconderla, negarle l’identità.È certo che rappresenta una tradizione e che ha pocoa che fare con la religione. Nelmondooccidentale certamente essa contrasta coi principi dell’eguaglianza
e della pari dignità fra uomini e donne.Ma io sono convinta che la scelta del divieto per legge sia sbagliata perché non aiuterebbe le donne nell’emancipazione.
Anzi, ne rafforzerebbe la segregazione all’internodella
famiglia. L’uomo che obbliga lamoglie
al burqa sarebbe così facilmentedisposto a concederle di uscire senza?
Il paragone con la situazione francese tiene fino a
un certo punto. La Francia ha una legge sulla laicità
da più di un secolo, nel 2004 ne è passata un’altra che
vieta di indossare simboli religiosi a scuola, il termine
laicità compare nella Costituzione. In Italia, dove
peraltro non mi risulta che l’uso del burqa sia così
diffuso, la laicità e la libertà femminile non sono proprio
gli elementi più condivisi e sostenuti nella destra.
Allora, il problema non esiste? Certo che esiste;
ma la via, che non ha alternative, e che trovo più efficace
è quella di utilizzare tutte le norme già esistenti,
come la legge del 1975 che prescrive di essere e identificabili
nei luoghi pubblici e affidare il resto a ulteriori
regolamenti della Pubblica amministrazione.
Tra l’altro, c’è da sottolineare che una legge di divieto
nonavrebbe senso senzauna sanzione (alcune proposte
prevedono addirittura l’arresto!), che in questo
caso sarebbe doppiamente punitiva nei confronti delle
donne. I comportamenti delle giovani, che arrivano
a ribellarsi alle famiglie tradizionali, purtroppo
talvolta anche a costo della vita, sono la prova che si
puòlavorare suun processo intelligente di integrazione
che comprendale donne e il loro bisogno di liberazione.
Occorre puntare sull’educazione anche degli
uomini, sul dialogo con l’associazionismo islamico e
sulla scuola, con regole certe su diritti e doveri delle
persone immigrate.Maprimadi tutto bisogna abbandonare
la cultura della demonizzazione degli immigrati
e avere comportamenti più inclusivi. ❖

da http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2010&mese=01&file=29FOR17a


Commento; chissà perchè, ma non ci meraviglia che l'Unità e nello specifico la senatrice del PD sia contraria ad una legge che proibisca il burqa. Certo che sentirlo dire da una donna ci dispiace ancora di più. Ma ve le ricordate voi le femministe che si battevano e manifestavano al grido "E' mia e me la gestisco io"? Dove sono finite? Ora che tocca alle altre chi se ne frega se sono costrette a portare il burqa.
E se, come la senatrice afferma, "Primo punto fermo per me è che il burqa è una prigione,una forma violenta di sopraffazione maschile, un modo per annientare la personalità della donna, per farla scomparire, nasconderla, negarle l’identità" cosa propone di fare? Perchè non ci pare che la senatrice lo dica chiaramente. Se proibire per legge un comportamento palesemnete lesivo della dignità umana e se per di più tale comportamento non ha nulla di religioso, perchè non dovrebbe favorire le donne? Allora per estensione del concetto, ci sarebbero un sacco di norme che dovremmo togliere perchè forse il semplice fatto che esistono solleticano in qualcuno la voglia di infrangerle.
Vuole puntare sull'educazione degli uomini? Certo, anche su quello, ma una norma non farebbe altro che supportare l'azione educativa. Provi lei, la senatrice, ad andare ad "educare" i maschi islamici, perchè, tra l'altro, a chi spetterebbe tale compito? Per noi la questione non è solo di ordine pubblico, riguarda la dignità della persona e su questo non ci sono compromessi che tengono.


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